- D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. -
- O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere -
Italo Calvino, Le città invisibili
Da quali domande nasce una poesia? Quali risposte dà (ammesso che le dia) e quali domande pone a sua volta?
Quale funzione può svolgere nella crescita di quella città che non è fatta di mattoni, di strade, di strutture ma di relazioni, di percezioni, di affettività, di senso di appartenenza?
Le risposte, le domande e persino le non risposte appartengono a questa "città invisibile" (per dirla con Calvino) che, come un filo, si dipana all'interno della città visibile e ne costituisce l'anima.
Il "Covo dei poeti" e il "Parco della poesia" si pongono come piccole ma ben visibili luci nel contesto urbano, punti di riferimento per quanti amano coltivare dentro di sé bellezza e verità.
E' con questo spirito che abbiamo pensato di aprire una finestra sulla homepage del sito del comune (www.comune.buccinasco.mi.it): finestra sulla poesia.
Cliccando sarà possibile accedere alle informazioni che riguardano le iniziative del "Covo dei poeti", leggere e scaricare la "poesia del mese" ed altro.
Apprendisti poeti e archivio poesie del mese
LUGLIO 2008: LA LUNA TRA PROSA E POESIA
a cura del Covo dei Poeti
"La poesia non cerca seguaci, cerca amanti."
F. Garcia Lorca
Luna e (è) leggerezza
Ieri, sull’imbrunire, osservavo i lampioni accendersi come ogni sera, con le loro luci gialle che aprivano ampi spazi nel buio incipiente della notte, dopo un pomeriggio luminoso animato da un vento discreto che, pulendo l’aria e il cielo, aveva rivelato all’orizzonte la maestosa bellezza delle Alpi innevate, c’era sentore di primavera in quel vento e i miei sensi, come antenne, lo captavano.
Un lampione mi appariva particolarmente luminoso: posto tra due palazzi situati nei pressi di Piazza dei Giusti, a Buccinasco, occupava uno spazio notevole e sembrava l’ape regina attorniata dalle api operaie. Frazioni di secondo per realizzare, con stupore, che si trattava della luna piena, ancora bassa sull’orizzonte ma ben visibile nei suoi contorni nitidi.
Ho chiamato Alberto, ancora intento a lavorare al bar “La Piazzetta”, ed insieme abbiamo contemplato in silenzio la luna, così bella nel suo chiarore, così rassicurante nella sua rotondità, così leggera. Ci siamo guardati ed erano gli occhi che esprimevano le emozioni ed il sorriso sulle labbra.
Anche noi ci sentivamo leggeri, un po’ come il mare quando si alza per la marea, finalmente liberi, anche se per pochi attimi, dalla pesantezza del vivere quotidiano e con una manciata di speranza nel cuore che riapriva le vie del futuro, proprio come quella luce lunare che rischiarava la notte mentre si alzava sempre più nel cielo.
“Siamo tutti nel rigagnolo, ma alcuni di noi fissano le stelle” sentenziava lapidario Oscar Wilde.
Diceva Mario Luzi, grande poeta fiorentino morto recentemente, che il mondo bisogna guardarlo da una barca.
Diventa importante stabilire delle distanze non per fuggire ma per meglio comprendere e l’acqua, come la luna, è un elemento che genera leggerezza, azzera la forza di gravità e ci sostiene, lasciandoci liberi di muoverci a nostro piacimento come nel grembo materno.
Italo Calvino ha scritto delle bellissime pagine sul tema della “leggerezza” nelle sue “Lezioni americane”: esse sono il suo testamento e, per noi, una preziosa eredità.
“Nel momento in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogno dalla realtà del presente e del futuro.”
“La letteratura con funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza come reazione al peso del vivere.”
E grande maestro in quest’arte fu proprio Giacomo Leopardi, incantato dalla luna, innamorato della vita
I testi leopardiani che seguono sono stati scelti e trascritti da Calvino nella sua lezione americana che ha per titolo “La leggerezza”. Li riportiamo di seguito nella pagina seguente.
Buccinasco, 23.02.08 Giovanni Corallo
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontan rivela
serena ogni montagna.
O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari.
O cara luna, al cui tranquillo raggio
danzan le lepri nelle selve…
Già tutta l’aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
giù da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Giacomo Leopardi
(n. a Recanati il 1798 – m. a Napoli il 1837)
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Prof. Giovanni Corallo, email: gicorallo@tiscali.it